lunedì 8 dicembre 2014

Datemi un martello

Era il Giugno di tre anni fa. Anche allora pioveva. Sembra che in questa dannata città non faccia altro che piovere.
Entrammo lentamente nel teatro poco illuminato e ci sedemmo nella prima fila del secondo gruppo di poltrone, probabilmente il miglior posto dell'intero locale. L'illuminazione era debole, nel silenzio si poteva sentire la pioggia cadere all'esterno e sulle pareti di quel ventre di madre industriale che ci accoglieva e ci proteggeva, pregno di promesse soniche e visioni agghiaccianti di ferro e lame taglienti.
Il palco era la cosa meno convenzionale che avessi mai visto ad un concerto. Una tastiera, una chitarra ed un basso erano gli unici strumenti riconoscibili, il resto sembrava essere uscito da un episodio di Saw: fusti di metallo, ingranaggi impilati su una sorta di albero motore, una vasca di lamiera sospesa, carica di frammenti di metallo pronti a rovinare in basso, tubi flessibili, trapani, frese, metallo ovunque...in alto campeggia inquietante un orologio che per la sua fattura è chiaro non servirà a scandire il tempo, ma piuttosto a far sentire il suono della sua lancetta che sbatterà sui dodici bicchieri di lamiera posti dove normalmente vengono segnate le ore.
C'è una certa tensione nell'aria. Il gruppo è una vera e propria istituzione storica e l'attesa di rivederli nella nostra città è stata lunga. Del resto io e come me chi ancora non li ha mai visti dal vivo, non sappiamo esattamente cosa aspettarci: l'allestimento del palco è inquietante e si ha il timore che le nostre orecchie sanguineranno prima della fine dell'esibizione.
Le luci si spengono. Veniamo investiti da un ostinato di basso, lento, profondo, scavante. Il bassista ha una canottiera e i piedi scalzi. La voce di Blixa ci fa entrare in un giardino di petra e metallo arrugginito, nelle profondità di un sogno inquietante e affascinante, ci rapisce, magnetico e seducente e come un Virgilio dell'era post-industriale, ci conduce nei gironi di sonnolente visioni dalle quali dal nulla spesso si aprono squarci di delirio meccanico. Tutto ciò che c'è sul palco viene usato, percosso, forato, fatto cadere, fresato, sfregato, torturato. Un vibratore viene messo in funzione sulle corde della chitarra che restituiscono un feedback di delay diverso a seconda della velocita alla quale lo strumento viene fatto funzionare. Da oggetto di piacere diventa mezzo di distorsione armonica, comunque sempre in grado di farti scendere brividi lungo la schiena. Blixa amplifica con un microfono un vinile infilato sulla punta di un trapano, canta con un megafono e ogni tanto accende una vecchia radiolina portatile cercando di sintonizzarsi sulle frequenze locali. Gioca creando suoni con le guance come fanno i bambini e lancia urla ad una frequenza prossima all'ultrasonico. Si complimenta con noi per certe vittorie riportate dalla sinistra a livello comunale, ci dice quanto sia difficile procurarsi dei tubi della giusta lunghezza che abbiano un suono interessante, ci informa che ha ormai smesso di fumare da anni, ma compra sempre lo stesso pacchetto di sigarette solo per potersene accendere una durante l'esecuzione di Silence is sexy. La sua voce è ipnotica e il rapimento è totale. Non capiamo le parole, ma questo aiuta ancor di più a creare un'aura di mistero e fascinazione che ci conquista nelle due ore e venti di performance che scivolano via morbide in un' esecuzione che è più vicina alle atmosfere teatrali, più che alle suggestioni new wave o industrial. Quando le luci si accendono le nostre percezioni sono sovvertite. Assistere ad un concerto del genere sicuramente ti cambia. Penso all'influenza che questa band ha avuto sugli innumerevoli gruppi che si sono rifatti al loro sound e approccio musicale. Mi viene in mente il celebre live della fine degli anni ottanta tenutosi all'interno del Lingotto. In quell'occasione praticamente si formarono i Marlene Kuntz, ispirati da ciò che avevano appena visto. Penso allora all'influenza che i Marlene hanno avuto su di me e poi dirigo il mio pensiero a Nick Cave, a come sia uno dei miei artisti preferiti e a come nel suo periodo berlinese rimase a sua volta affascinato da Blixa, tanto da volerlo nella sua band. Inutile dire quanto Cave sia stato fondamentale per i Marlene. Dirigendomi verso l'uscita mi giro un attimo indietro e noto che alle mie spalle c'è Luca Bergia, batterista dei Marlene. Mi dico sorridendo che non poteva mancare: è un cerchio che si chiude.
E fuori ancora piove...


4 commenti:

  1. cioe' tu hai visto per davvero un live degli einsturzende neuebauten? e te ne esci cosi' candidamente?
    sto ufficialmente morendo di invidia!

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  2. Ebbene sì! Beh, ci ho messo tre anni a scrivere questo post, non so se possa essere considerata un'uscita "candida". Del resto tu mi insegni che certe cose hanno bisogno del loro tempo per maturare.
    Lieto d'esser ancora in grado di stupirti.

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    1. Ps: comunque ero convinto di avertelo già detto...

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    2. ah vabbeh ma io ho una memoria pessima, e' ben noto!
      ho toccato il fondo una sera che discutevo con la mia amica/ex-capa: a un certo punto lei dice che fatto tutto il procedimento di cui stavamo discutendo poi avremmo potuto usare una certa altra idea. io vagamente basita le chiedo di spiegarmi meglio l'altra idea, al che lei sgrana gli occhi e mi fa "e' un'idea tua: me l'hai spiegata un mese fa!"

      ...e chissa', magari questa storia te l'ho anche gia' raccontata! :D

      comunque il punto e' che per gli einsturzende muoro di invidia: per altro ho paura siano un fenomeno troppo europeo perche' facciano un salto in nordamerica...

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